Questo è il punto

Qualche giorno fa, in farmacia, ci è stata fatta una richiesta specifica “esiste un farmaco per facilitare la fuoriuscita di spine di riccio dalla mano?”. Abbiamo preso spunto da questa richiesta e dal successo dell’articolo sulle punture di insetto e meduse per stilare una breve guida su come difendersi dai “pericoli” dell’estate e del mare.

La Sicilia infatti come molte località turistiche del Mediterraneo funge da richiamo per turisti da tutto il mondo. Ma non facciamoci incantare troppo, perché “come la più bella tra le rose, anche il più bello dei mari, nasconde le sue spine”. Sarà proprio questo il “punto” (concedetemelo) del nostro discorso, ricci, scorfani e tracine ne sono ricchi, per non parlare dei tentacoli urticanti delle tanto temute meduse. Vediamo a questo punto di conoscere meglio i nostri nemici, capire quali siano i comportamenti più corretti da assumere una volta avuti questi spiacevoli contatti e magari sfatare qualche mito. 

MEDUSE

I mari italiani purtroppo ne vantano diverse specie, queste affascinanti danzatrici del mare usano i loro tentacoli per cacciare o difendersi e a contatto col malcapitato liberano delle tossine, che nella migliore delle ipotesi provocano infiammazione, eritema, vescicole e bolle. In caso di reazioni serie possono causare anche uno shock anafilattico, ovviamente questo dipende dalla specie in cui si incappa e dalla predisposizione individuale. Le più comuni sono:

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La Pelagia noctiluca è una  piccola medusa di colore rosato-marroncino o rosato-violetto, una specie molto comune nei nostri mari, che si sposta spesso in branco e presenta dei tentacoli urticanti, che possono raggiungere anche diversi metri di lunghezza. 

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Cotylorhiza tubetculata o “medusa cassiopea”, di colore giallo-verdastro o rossastra con forma un po’ più tozza delle comuni specie, presenta tentacoli corti che terminano con dei bottoncini scuri. Fortunatamente, nonostante l’apparenza, è tra le meno urticanti o addirittura non lo è affatto.

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La Rhizostoma pulmo detta anche “polmone di mare”, di colore bianco-azzurrognolo con margini violetti, comune soprattutto nel mar Adriatico e Ionio. I tentacoli di questa specie sono molto urticanti.

Ecco alcuni consigli utili :

 

  1. Sicuramente non farsi prendere dal panico, essere sempre muniti di maschera o occhialini per vedere se si tratta di un branco o una medusa isolata e proteggere occhi e viso dai tentacoli.
  2. Meglio restare in acqua, se possibile, e passare la mano di piatto, senza sfregare, sulla parte lesa. Una volta fuori dall’acqua utilizzare acqua salata, non dolce, per sciacquare la ferita.
  3. Chiedere in farmacia un gel o pomata al cloruro di alluminio, poiché la sua attività astringente blocca il propagarsi dell’infiammazione.
  4. Se si preferiscono rimedi naturali, è utile fare impacchi di acqua e aceto, evitando urina e ancor peggio ammoniaca, che oltre a non risolvere nulla, può causare irritazioni.
  5. Utilizzare ghiaccio se possibile, mi raccomando non a diretto contatto con la pelle.
  6. Se il problema sussiste meglio rivolgersi ad un medico, che potrebbe consigliare una pomata a base di cortisone o antistaminico.
  7. In caso di sintomi più seri, come: difficoltà di respirazione, sonnolenza ed eritema esteso, contattare il Pronto soccorso o il Centro anti veleni più vicino.

TRACINE e SCORFANI

Caratterizzati  da eccellenti capacità mimetiche, Tracine e Scorfani popolano fondali molto diversi, difatti il primo predilige quelli sabbiosi e il secondo i rocciosi, ma sono accomunati dalla presenza di ghiandole velenifere, che culminano in aculei dorsali, la cui puntura provoca un fastidioso dolore, che in pochi secondi si irradia su tutto l’arto, seguito da un rigonfiamento della parte interessata. La puntura di certo non è mortale, ma il formicolio e a volte l’insensibilità causata, possono essere motivo di preoccupazione.

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Cosa fare in caso ci pungessimo durante la loro pulizia (dato che sono molto apprezzati in ambito culinario) o semplicemente li calpestassimo sbadatamente?

  1. Per cominciare, disinfettiamo la parte con acqua ossigenata e togliamo eventuali spine con la pinzetta.
  2. Applichiamo acqua o sabbia sufficientemente calda sulla ferita. La tossina è termolabile e il calore tende ad inattivarla.
  3. Non usiamo ammoniaca, ricordiamo che rischia di peggiorare la situazione.
  4. Dopo aver disinfettato possiamo utilizzare una crema a base cortisonica per far regredire l’infiammazione.
  5. Anche qui, in caso di sintomi più seri, quali: svenimento, nausea, tremore ecc. Rivolgersi al Pronto soccorso o il Centro anti  veleni più vicino.

I RICCI

Di ricci essistono circa 750 specie. Anche in questo caso spunto di prelibatissime ricettere marinaresche e nemico di chi ama avventuirarsi tra gli anfratti rocciosi marini. Come piccoli funghi colorano a chiazze scogli e massi. I loro aculei non sono velenosi, ma per composizione riescono a penetrare facilmente l’epidermite, rompendosi spesso all’interno. Di solito il dolore localizzato svanisce dopo 20-30 minuti, ma a volte può cusare l’impossibilità di appoggiare l’arto o ancor peggio delle infezioni secondarie, se non si riesce ad asportare gli aculei.

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Cosa fare anche questa volta ?

  1. Disinfettare al solito la parte lesa, cercando di eliminare con cura gli aculei penetrati
  2. In caso avessimo difficoltà nell’estrazione, richiedere in Farmacia una pomata all’Ittiolo, ad azione disinfettante e soprattutto facilitante l’espulsione.
  3. Dopo aver eliminato tutti gli aculei possiamo applicare una crema antibiotica.
  4. Qualora la zona ineterssata fosse il piede, meglio non camminarci su perché potremmo facilitarne l’infezione, sarebbe opportuno coprire la ferita con una garza fino a completa guarigione.
  5. Nel caso in cui la spina fosse penetrata a fondo o il dolore si protraesse nei giorni successivi, meglio rivolgersi al Pronto soccorso, perché l’infiammazione potrebbe interessare tessuti più interni, formando un granuloma intorno al corpo estraneo.

dato che questo articolo ha uno scopo preventivo e soprattutto illuminante, dato che è atto a non far sottovalutare anche il più scontato dei pericoli, vorrei faceste attenzione ai

Coralli. Effettivamente credo rappresentino il paesaggio più colorato che la natura possa proporre, alcuni vantano addirittura diversi secoli di vita. Tanto affascinanti quanto affilati.

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Il Corallium rubrum è presente in tutto il Mediterraneo e l’Alghero, purtroppo a causa nostra rischia l’estinzione.

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La Millepora dichotoma, detto “corallo di fuoco”, è molto tossico per l’uomo, presente nell’oceano Indiano, nel Pacifico occidentale e nel Mar Rosso. Di recente è stato trovato anche nel “mare nostrum”. Il contatto causa bruciore e dolore, un po’ come toccare una lastra d’acciaio rovente. Dunque si può passare da piccole ustioni a sintomi più importanti come nausea, stanchezza, agitazione, mentre le incrostazioni possono essere veicolo di batteri infettivi. Attenzione perché l’intossicazione provocata da questo corallo può essere mortale per l’uomo.

Sono sicuro che i nostri consigli vi torneranno utili, con l’augurio di non applicarli su voi stessi, ma  magari su un povero malcapitato che non ho avuto la fortuna,come voi,  di leggere i nostri suggerimenti e non sa come comportarsi. 

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